Feature engineering: l’arte di insegnare ai modelli cosa imparare
17 Novembre 2025

Nel machine learning, il feature engineering è una delle fasi più critiche e strategiche. Si tratta del processo che trasforma i dati grezzi in feature (caratteristiche) utili, più rappresentative rispetto al problema su cui si vuole costruire un modello. In altre parole, è l’arte di insegnare ai modelli cosa imparare: non basta dare loro dati; bisogna dare dati ben strutturati e pertinenti. Questo perché la qualità delle feature incide enormemente sulle prestazioni predittive di un modello.

Di base, l’ingegneria delle funzionalità (feature engineering) richiede sia competenze tecniche che una profonda conoscenza del dominio, oltre a una dose di creatività per costruire variabili che catturino relazioni nascoste tra i dati.

Perché il feature engineering è fondamentale nel machine learning

Molti pensano che basti scegliere un algoritmo potente per ottenere modelli efficaci, ma in realtà il feature engineering in machine learning può avere un impatto ben più forte della semplice scelta dell’algoritmo. Trasformare e arricchire i dati grezzi in feature significative aiuta gli algoritmi a generalizzare meglio, ridurre il rumore e migliorare la robustezza.

Attraverso un’ingegneria delle feature efficace, si possono ridurre l’overfitting, migliorare l’interpretabilità del modello e incorporare la conoscenza specifica del dominio. La giusta rappresentazione delle feature può essere la differenza tra un modello mediocre e uno di alta qualità.

Tecniche di feature engineering: feature engineering techniques

Il processo di feature engineering techniques include un’ampia gamma di metodi per trasformare, creare o selezionare feature che siano utili per il modello. Vediamo le più utilizzate:

  • Gestione dei valori mancanti (imputation)

Spesso i dataset contengono dati mancanti. Una tecnica classica è sostituire (imputare) questi valori con stime statistiche, come la media, la mediana, o ancora valori più sofisticati.

  • Codifica delle variabili categoriche

One-Hot Encoding: converte una variabile categorica in variabili binarie (dummy), utili per molti modelli predittivi.

Label Encoding: trasforma categorie in numeri interi.

Target Encoding: codifica le categorie sulla base della media del target o di altre misure statistiche, offrendo una rappresentazione più informativa.

  • Trasformazione di variabili numeriche

Scaling (ridimensionamento): per evitare che feature con scala molto diversa dominino l’allenamento, si possono usare normalizzazione (min-max) o standardizzazione (Z-score).

Binning (discretizzazione): raggruppare valori continui in intervalli (“bin”), utile per gestire outlier o per rendere più interpretabili certe variabili.

Trasformazioni matematiche: ad esempio la trasformazione logaritmica per correggere distribuzioni fortemente asimmetriche.

  • Feature testuali e temporali

Da testi si possono estrarre caratteristiche con tecniche come TF-IDF, bag-of-words, embeddings (Word2Vec, GloVe), n-gram, punteggi di sentiment.

Da dati temporali (serie storiche) si possono derivare medie mobili, deviazioni standard, trend, variazioni stagionali o lag temporali.

  • Gestione degli outlier

Individuare e trattare valori anomali è essenziale: si possono rimuovere, sostituire o limitarli (capping), per evitare che distorcano l’addestramento del modello.

  • Creazione di feature (feature construction)

Combinare o generare nuove variabili partendo dalle esistenti: ad esempio, il rapporto tra due quantità, la differenza, aggregazioni su finestre temporali, interazioni tra variabili. È qui che entra in gioco la conoscenza del dominio.

  • Selezione delle feature

Dopo aver generato molte variabili, non tutte saranno utili. La selezione delle feature serve a eliminare quelle ridondanti o poco informative. Ci sono vari metodi:

  1. Filter methods: selezionano in base a misure statistiche (correlazione, chi-quadrato, informazioni);
  2. Wrapper methods: usano un modello per testare combinazioni di feature (selezione forward, backward, RFE, ecc.);
  3. Embedded methods: la selezione è integrata nel modello stesso (es. Lasso, decision tree).
  • Feature hashing

Una tecnica efficiente per problemi con molte caratteristiche (es. testo): si applica una funzione hash alle feature, mappandole direttamente a indici in un vettore, riducendo la dimensionalità e la memoria.

  • Automated Feature Engineering

Con l’aumento dei dati e della complessità, sono nati strumenti automatici: ad esempio, librerie come DIFER (differentiable autom. FE) e AEFE per feature categoriche.

AutoFE basato su algoritmi evolutivi o differenziabili consente di cercare feature utili in modo sistematico e automatico.

Tool e librerie per il feature engineering in Python

Quando si parla di feature engineering in Python, esistono numerose librerie e toolkit che semplificano il processo:

  • Feature-engine: è una libreria Python specifica per il feature engineering e la selezione, compatibile con scikit-learn. Fornisce trasformatori per imputazione, codifica, discretizzazione, gestione outlier, generazione di nuove variabili, selezione e altro ancora;
  • Scikit-learn: oltre agli algoritmi di ML, offre molti strumenti base per preprocessing delle feature (scaling, encoding, selezione);
  • Autofeat: una libreria per l’automatizzazione del feature engineering e della selezione: genera molte potenziali feature non lineari e ne seleziona un sottoinsieme robusto per migliorare modelli lineari;
  • getML: strumento open source (interfaccia Python) per l’ingegneria delle feature su dati relazionali e serie temporali, con aggregazioni avanzate (medie, trend, pesi esponenziali) e ottimizzato per la velocità.

Queste librerie permettono di costruire pipeline efficienti, mantenibili e replicabili per il feature engineering, riducendo il tempo e il rischio di errori manuali.

Workflow tipico di feature engineering

Un processo di feature engineering efficiente può essere strutturato in più passaggi:

  1. Comprensione del dominio

Prima di manipolare i dati, l’ingegnere delle feature deve capire il contesto: quali variabili esistono, cosa rappresentano, quali relazioni sono rilevanti per il problema. Questo richiede collaborazione con esperti di business o dominio.

  1. Analisi esplorativa (EDA)

Visualizzare e studiare le distribuzioni, le correlazioni, i valori mancanti, gli outlier. Questo passaggio è essenziale per decidere quali trasformazioni applicare.

  1. Trasformazione iniziale

Applicare tecniche di imputazione, scaling, codifica, o semplici trasformazioni per rendere i dati più omogenei e adatti al modello.

  1. Creazione di nuove feature

Sviluppare variabili che possano catturare informazione non evidente: aggregazioni, interazioni, funzioni derivate, features testuali o temporali.

  1. Selezione delle feature

Testare l’importanza delle feature generate, eliminare variabili ridondanti o inutili, per semplificare il modello e migliorare la generalizzazione.

  1. Validazione e iterazione

Valutare il modello con le nuove feature su un set di validazione. Se le performance non migliorano, tornare indietro: rivedere le trasformazioni, modificare o rimuovere feature.

  1. Implementazione nella pipeline

Una volta identificate le feature utili, costruire pipeline di preprocessing (es. con scikit-learn o feature-engine) che includano tutte le trasformazioni in modo riproducibile e robusto.

  1. Monitoraggio e manutenzione

Dopo il deployment, monitorare le feature in produzione. Ricalcolare le feature con lo stesso metodo in inferenza, evitare lo “skew online/offline” (discrepanze tra feature di training e di inferenza). Le feature devono essere ricalcolate nello stesso modo anche in produzione per assicurare coerenza.

Sfide

Il feature engineering in machine learning non è privo di insidie. Ecco alcune delle principali difficoltà e le buone pratiche per affrontarle:

  • bias e overfitting: se crei feature troppo specifiche o “mirate”, rischi di sovradattare il modello al set di training. Meglio testare la robustezza su dati non visti;
  • data leakage: è facile introdurre informazioni future nelle feature (es. aggregare statistiche su dati futuri). Ciò compromette la validità del modello;
  • scalabilità: alcune tecniche (es. aggregazioni complesse) possono essere costose su dataset grandi; occorre bilanciare potenza computazionale e beneficio;
  • riproducibilità: usare pipeline strutturate (scikit-learn, feature-engine) ti aiuta a garantire che le trasformazioni siano identiche tra training e inferenza;
  • competenza di dominio: senza una buona comprensione del problema reale, potresti generare feature numericamente “interessanti” ma non utili nella pratica;
  • manutenzione: le feature ingegnerizzate vanno documentate e aggiornate se cambiano i dati o il dominio, per evitare che diventino obsolete.

Esempi applicativi reali

Per capire meglio come funziona il feature engineering, possiamo considerare alcuni casi d’uso concreti:

  • finanza: in un sistema di rischio di credito, un feature engineer può costruire feature come “rapporto debito/reddito” o “utilizzo del credito” per dare un segnale più chiaro sul profilo finanziario di un individuo;
  • manutenzione predittiva: da sensori su macchine industriali si raccolgono dati su temperatura, vibrazioni, pressione. Creando feature come la media mobile, la deviazione standard o il trend nel tempo, si possono anticipare guasti meccanici;
  • modelli di linguaggio o testo: si possono estrarre n-gram, embeddings, punteggi di sentiment dai dati testuali, per migliorare modelli di classificazione, analisi del sentiment o raccomandazione.

Il ruolo del feature engineering automatico

Negli ultimi anni, l’automated feature engineering ha guadagnato terreno: sfruttare algoritmi che generano e selezionano automaticamente feature significa risparmiare tempo e potenzialmente scoprire pattern non ovvi. Strumenti come DIFER e AEFE (framework di ricerca evolutiva o differenziabile) sono esempi avanzati di questo approccio.

Questi metodi permettono di esplorare uno spazio ampio di potenziali trasformazioni e combinazioni di feature, riducendo il lavoro manuale e aiutando il data scientist a concentrarsi su aspetti più strategici.

Conclusioni

In sintesi, il feature engineering è l’arte di modellare i dati affinché i modelli di machine learning imparino al meglio. Non è un semplice passaggio preliminare, ma una disciplina strategica che richiede conoscenza del dominio, tecniche statistiche, creatività e rigore.

Il feature engineering in machine learning è essenziale perché determina la forma, la qualità e la ricchezza delle informazioni che un modello utilizzerà per apprendere. Usare le giuste feature engineering techniques può migliorare notevolmente le performance, rendere il modello più stabile e interpretabile.

Nel mondo Python, grazie a librerie come Feature-engine, autofeat o getML, il processo diventa più strutturato, riproducibile e scalabile, integrandosi facilmente con pipeline di machine learning esistenti.

Infine, un processo ben costruito di ingegneria delle feature — dall’EDA alla selezione, fino al monitoraggio in produzione — è fondamentale per costruire modelli di successo. In definitiva, chi padroneggia il feature engineering non solo migliora le prestazioni dei propri modelli, ma ha anche un enorme vantaggio competitivo, perché insegna al modello non solo come imparare, ma cosa imparare in modo intelligente.

Credits: BiancoBlue/DepositPhotos.com

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